Pace per Gerusalemme ONLUS | troppastoria
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Troppa storia in troppo poca geografia

Dieci giovani trentini hanno frequentato, tra 2013 e 2014, il corso di formazione “Troppa storia in troppo poca geografia”, partecipando a cinque momenti di lezione con successivi lavori di gruppo e effettuando un viaggio-studio di dieci giorni in Israele e Palestina. Educare le giovani generazioni a una lettura critica e approfondita della storia e dell’attualità è uno dei compiti più importanti, se pur non facili. E questo è vero soprattutto quando il tema in questione è problematico e scottante e quando sono in campo conflitti e ferite ancora aperte, come nel caso della questione mediorientale. La difficoltà di approccio è dovuta a diversi fattori: una scarsa o nulla consapevolezza del fatto che il conflitto israelo-palestinese è strettamente interdipendente con la storia europea passata e più recente; un’informazione frammentaria, parziale e superficiale; la presenza di forme di pregiudizio e generalizzazione – e a volte forme di razzismo – nei confronti dei due popoli coinvolti nel conflitto; una sottovalutazione della drammaticità della situazione palestinese. Anche nelle scuole si registra spesso una certa difficoltà ad affrontare i temi relativi al conflitto tra Israele e Palestina; difficoltà riconosciuta dagli stessi docenti e dovuta a una serie di motivazioni, tra cui l’obiettiva complessità della situazione, la difficile individuazione e selezione di fonti bibliografiche e giornalistiche equilibrate e approfondite, lo scarso tempo a disposizione; tutto questo a fronte, comunque, di un notevole interesse per l’argomento, che coinvolge – anche in modo spesso appassionato e carico di emotività – studenti e docenti stessi. L’esperienza maturata in questi anni da Pace per Gerusalemme conferma che c’è molto bisogno di affrontare questi temi in modo serio, scientifico, con documentazione approfondita, tenendo conto della complessità e dei vari punti di vista, superando stereotipi e schieramenti puramente ideologici. Conoscere a fondo è il primo passo per assumere una posizione di equidistanza, o meglio equivicinanza; il che non significa non vedere le ingiustizie, ma tenere aperta la strada al dialogo con entrambe le parti.