Pace per Gerusalemme ONLUS | Storia e Memoria
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Storia e Memoria

STORIA E MEMORIA

Le diverse narrazioni

La storia, l’identità, la cultura di entrambi i popoli, israeliano e palestinese, sono profondamente imperniate attorno alla memoria.

 

I palestinesi la praticano come contro-narrazione, all’ombra di una predominante narrazione di parte israeliana e dell’Occidente. Letteratura, video e film sono mezzi espressivi per proteggere e tenere in vita un patrimonio culturale sepolto da lunghi anni di conflitto e per rivendicare l’esistenza di un’identità spesso negata. La memoria di quanto accaduto dal 1948 in poi costituisce una forma di resistenza per un popolo che vive sotto occupazione.

 

Per gli israeliani la narrazione fondata sulla memoria traumatica della Shoah è divenuta presupposto costitutivo e unificante del nuovo stato e fattore profondamente radicato nella società, nella cultura, nello stesso sistema educativo. 

 

Come la memoria, così anche le due narrazioni storiche sono antitetiche nel descrivere la nascita dello Stato di Israele e quanto ne è seguito. Israele ha perseguito una costante opera di memoricidio nei confronti della preesistente popolazione del territorio: le mappe geografiche, la riorganizzazione del territorio e la toponomastica, la narrativa ufficiale sono strumentalmente adattate alla visione storica dominante di Israele, per cancellare la memoria della Nakba. Dall’altra parte, l’ingiustizia patita, con lo sradicamento dalla terra degli avi e lo stato di sottomissione e occupazione protrattosi nel tempo, ha originato posizioni ideologiche negazioniste e una forte reazione di odio nei confronti degli israeliani.

 

Eppure, solo il riconoscimento della memoria e della narrazione dell’altro può ricomporre una frattura fino ad ora insanabile, come affermano palestinesi e israeliani impegnati a promuovere il dialogo e la pace.

 

Per ricomporre una lettura del passato che prenda in considerazione le diverse memorie dei due popoli e ne corregga qualsiasi dimensione strumentale, è necessario superare nazionalismi e posizioni ideologiche, da una parte e dall’altra.

 

Da un lato, è dovere di tutti tenere memoria del dramma della Shoah, per evitare che revisionismi e insorgenti spinte neonaziste neghino quanto accaduto; e allo stesso tempo, occorre riflettere.

 

La neostoriografia israeliana, il cui esponente di maggior rilievo è Ilan Pappe, ha cercato di dare obiettività scientifica alla narrazione storica delle vicende che hanno accompagnato la nascita dello Stato di Israele, smascherando il processo di memoricidio messo in atto dal governo israeliano nei confronti della nakba. Egli ritiene che il riconoscimento della tragedia palestinese sia un “doloroso viaggio nel passato”, ma anche l’unico modo possibile per la società israeliana per “creare un futuro migliore per tutti, palestinesi e israeliani.” (in La pulizia etnica della Palestina, di Ilan Pappe, Fazi Editorie, 2008

 

Anche da parte palestinese, è ormai maggioritaria la posizione sostenuta da alcuni storici e intellettuali, come Edward Said o Samir Kassir, che affermano la necessità di rivedere criticamente le teorie nazionaliste arabe che negano o minimizzano il genocidio ebraico e di riconoscere, al contrario, tale realtà storica come evento traumatico senza pari nella storia.

 

La necessità di parlare di Olocausto e anche di Nakba, senza che i due discorsi siano contrapposti strumentalmente in modo da sollevare eterno conflitto insanabile è ormai improrogabile. Ed è doveroso riconoscere i due diversi drammi senza che la gravità dell’uno presupponga la rimozione dell’altro.

 

Shoah e Nakba incarnano due crimini altrettanto orrendi seppur incomparabili, laddove il primo fa da preludio al secondo. L’incomparabilità del peso storico e dell’entità delle due tragedie non deve, tuttavia, pregiudicare lo sforzo di un riconoscimento reciproco della legittimità dell’altro.”

 

(Nakba. La memoria letteraria della catastrofe palestinese, di Simone Sibilio, Edizioni Q, 2013, pagg 77-78)