Pace per Gerusalemme ONLUS | Un conflitto insanabile?
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Un conflitto insanabile?

Israele e Palestina

Un conflitto insanabile?

Una piaga aperta a metà del Ventesimo secolo, infettata con varie guerre.

 

“Sono nato dopo la guerra del 1948.

Ho iniziato la scuola il giorno della guerra di Suez.

Ho finito la scuola superiore durante la guerra dei Sei Giorni.

Mi sono sposato durante la guerra di ottobre.

Il mio primogenito è nato durante la guerra del Libano.

Mio padre è morto mentre infuriava la guerra del Golfo.”

 

(da Memoria, di Salman Natur, Edizioni Q, 2008)

 

Il 14 maggio 1948 nasceva lo Stato di Israele per gli ebrei della Shoah, i Palestinesi venivano cacciati dalla loro terra: iniziava la nakba, la catastrofe.

 

Da allora sono cresciuti odio, rancori, paure e dolore, tentativi di pace e espropriazioni di terre, sassaiole e bombe, sradicamento di olivi secolari, case palestinesi abbattute nel cuore di Gerusalemme, nuovi insediamenti di coloni, sostenuti dal Governo di Israele. Un muro di 800 chilometri taglia campagne e città, le bypass road sono vietate ai palestinesi, il lavoro manca. La vita è difficile in porzioni di territorio sovraffollate. A Gaza i giovani scalpitano rinchiusi in ‘prigioni a cielo aperto’ senza prospettiva di futuro.

 

Distante o assente l’Onu, inapplicate le sue direttive; l’Europa ,distratta e senza efficace strategia politica, nel ventunesimo secolo si affida ai bombardamenti aerei per contrastare il radicalismo fanatico e il terrorismo nel Vicino Medio Oriente.

 

Per ricucire gli strappi della Storia c’è bisogno di una strategia di conciliazione tra i popoli, fondata sul riconoscimento dei diritti e sulla giustizia sociale, che liberi Israeliani e Palestinesi dagli incubi dei continui pericoli.

 

“Non credo che l’amore sia la virtù grazie alla quale si possono risolvere i problemi internazionali.

 

È di altro che abbiamo bisogno. Del senso di giustizia, ma anche del buon senso. E poi di immaginazione, una capacità profonda di immaginare l’altro, talvolta di metterci nei panni degli altri. Abbiamo bisogno di un talento ragionevole per il compromesso, a volte dobbiamo fare sacrifici e concessioni ma non per questo dobbiamo commettere un suicidio in nome della pace.”

 

(Amos Oz, Contro il fanatismo, Universale Economica Feltrinelli, 2015, p. 64-65)