Pace per Gerusalemme ONLUS | Il conflitto israelo-palestinese
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Il conflitto israelo-palestinese

Il conflitto israelo-palestinese

Dopo il dramma della shoah e lo sterminio nazifascista di milioni di ebrei, le potenze vincitrici decisero di favorire i progetti del movimento sionista e di fondare lo Stato di Israele, per risarcire le vittime di quanto accaduto nell’ignavia o nella complicità di intere nazioni europee.

 

Il colonialismo nei paesi del Medio Oriente, col ritiro delle presenze inglesi e francesi, impose così la creazione di uno Stato per un popolo, quello ebreo, su una terra abitata da secoli da un altro popolo, quello arabo. La risoluzione ONU del 1947 legittimò tale scelta, approvando la divisione della Palestina storica in due stati.

 

Il conflitto tra israeliani e palestinesi prende avvio da tali decisioni internazionali e dalla costituzione dello Stato di Israele (14 maggio 1948). Tale evento, accolto dagli ebrei come la possibilità di un ritorno alla terra promessa in cui trovare finalmente sicurezza e pace, costituisce per i palestinesi l’inizio della nakba, la catastrofe che travolge la popolazione che su quella terra da sempre abitava. Da quel momento il popolo palestinese è costretto a essere fuggiasco, a vivere nei campi profughi, a emigrare. Privato delle case, dell’acqua e dei campi, sradicato dalla propria terra, confinato in territori controllati o addirittura governati direttamente da Israele, viene dimenticato dalla storia e dalle mappe geografiche.

 

Grande è quindi la responsabilità degli stati vincitori del secondo conflitto mondiale nell’insorgere del conflitto israelo-palestinese.

 

Sulla base dei sensi di colpa dell’Occidente, in gran parte complice col suo silenzio della criminalità nazista, non si è trovata un’effettiva soluzione in grado di rendere giustizia al diritto di entrambi i popoli di vivere in pace, libertà e sicurezza e si sono create le condizioni per un tragico, insanabile conflitto.