Pace per Gerusalemme ONLUS | OLTRE IL MURO
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OLTRE IL MURO

15 Ott OLTRE IL MURO

a cura di Erica Mondini, presidente dell’Associazione onlus Pace per Gerusalemme – Il Trentino e la Palestina

Edizioni del Faro 2016

Il progetto Oltre il muro ha raccolto più di settanta storie, scritte da giovani israeliani e palestinesi tra i sei e i sedici anni.  Gli studenti del Liceo Artistico di Trento – Rovereto le hanno lette e fatte proprie, raffigurandole con varie tecniche espressive. Questi brevi squarci di vita quotidiana raccontano in maniera sofferta, coinvolgente, spesso poetica, la paura la rabbia il dolore, ma anche sogni e aspettative di un futuro migliore.

L’auspicio è che i giovani che vivono separati da muri fisici e mentali possano conoscere le sofferenze e le speranze di chi vive dall’altra parte e, forse, fare un primo passo per riconoscere memorie e vissuti diversi, precondizione indispensabile per un superamento del conflitto.

Accompagnano queste storie le voci delle istituzioni trentine che hanno collaborato al progetto e che si occupano di cultura e relazioni con il mondo, contribuendo a formare la coscienza collettiva di un territorio.

 

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 UNO SGUARDO OLTRE IL MURO

Questo libro nasce dall’esigenza di documentare il progetto Oltre il murO e rendere così fruibili ad un pubblico più vasto le storie scritte dai ragazzi israeliani e palestinesi e i lavori artistici degli studenti trentini.

Il progetto rappresenta un modo diverso e inconsueto di guardare alla questione israelo-palestinese, maturato nel corso degli anni all’interno della nostra associazione, sollecitato dalla drammaticità e complessità di un conflitto che costringe la terra di Israele-Palestina in un cerchio insuperabile di odio e violenza.

La difficoltà di lavorare dentro il conflitto ci ha costretto a ricercare un modo coerente e chiaro di rapportarci con esso e con le persone che, dolorosamente e quotidianamente, sono costrette a conviverci.

Da un lato sentivamo la necessità e l’urgenza di denunciare le gravi ingiustizie perpetrate nei confronti del popolo palestinese, dall’altro non volevamo permettere che ciò costituisse un impedimento al dialogo con l’altra parte.

Accadeva, e accade, infatti, puntualmente che ogni qualvolta si denunci la politica di colonizzazione e di apartheid condotta dai governi israeliani, ci si risponda con l’immediata accusa di antisemitismo, che automaticamente nega ogni confronto e vanifica, delegittimandola, la denuncia stessa.

Dobbiamo dirlo in modo chiaro e ripeterlo senza stancarci.

Condannare lo sterminio degli ebrei non significa approvare automaticamente la politica di Israele. Sostenere i diritti dei palestinesi non significa automaticamente essere ostili agli ebrei e a Israele.

Come fare, allora, per parlare chiaro e parlare, però, con tutte le parti? Come fare per sostenere il dialogo anche con chi sta al di là del muro, ma lavora per superare il conflitto?

È questo un compito che riteniamo irrinunciabile, quanto assolutamente difficile.

rip_08-murocon-squarcioNella mentalità comune, infatti, prevalgono stereotipi e generalizzazioni che rappresentano le due società come monoblocchi indifferenziati, secondo uno schema ideologico manicheo, per cui da un lato ci sarebbero i buoni e dall’altro i cattivi.

Tale semplicistico schema non corrisponde alla realtà e non può certo essere utile alla soluzione del conflitto.

Non solo le due società, israeliana e palestinese, sono complesse e variegate, sotto vari punti di vista; ma anche, sempre più, da una parte e dall’altra, emerge il desiderio di vivere finalmente in pace, di vedere riconosciuti i propri diritti, di uscire dal conflitto; sempre più spesso si sperimentano forme di dialogo a distanza o di collaborazione concreta, in opposizione alla politica di occupazione della terra e di marginalizzazione della popolazione palestinese.

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È una strada difficile che richiede coraggio e determinazione. Da una parte e dall’altra chi collabora con il “nemico” è visto con sospetto e diffidenza, anzi spesso apertamente contrastato.

Lo sa bene, ad esempio, Sami Adwan, docente di pedagogia all’Università di Betlemme, che da dieci anni lavora in collaborazione con un gruppo di inse

albero-manignanti israeliani e palestinesi per aiutare le giovani generazioni a conoscere la “storia dell’altro” e a cimentarsi nel confronto con un punto di vista diverso dal proprio.

Lo sanno bene le molte organizzazioni israeliane che si battono per la fine dell’occupazione e per il riconoscimento dei diritti dei palestinesi.

Lo sa bene l’israeliano Eitan Bronstein, che con la sua associazione Zochrot (Memoria) si batte per riportare in vita la memoria dei villaggi arabi distrutti in Israele.

Egli afferma che una vera pace può nascere solo dalla riconciliazione e che questa, a sua volta, può nascere solo da un serio riconoscimento degli errori fatti e della sofferenza inflitta.

rip_12-acquerellSi tratta di un impegno arduo e contrastato anche per chi, in Trentino, in Italia, nel mondo, abbia rapporti di solidarietà e cooperazione con l’uno o l’altro dei due popoli; un impegno che richiede di trovare nuove logiche e parole inedite, che aiutino a superare sterili contrapposizioni e a trovare ambiti comuni di ragionamento.

Questo libro, che raccoglie storie di vita quotidiana di bambini e ragazzi dai sei ai sedici anni, può diventare un utile strumento per fare qualche primo passo: per conoscere le rispettive situazioni di vita, le sofferenze e le speranze dei giovani che vivono da una parte e dell’altra del muro, per provare a mettersi nei panni degli altri. Un’occasione di conoscenza, che aiuti a vedere con occhi nuovi chi sta oltre il muro.

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