Pace per Gerusalemme ONLUS | MADRE DIGNITA’, Moni Ovadia
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MADRE DIGNITA’, Moni Ovadia

29 Mag MADRE DIGNITA’, Moni Ovadia

Einaudi Stile Libero 2012

a cura di Micaela Bertoldi

copertina mdr dignitaL’autore esordisce con una domanda: “Perché scrivere ancora sulla dignità?”

Sembra strano doversi ancora interrogare su tale concetto, che ormai fa parte di dichiarazioni universali dei diritti dell’uomo e di alcune legislazioni europee.

Nella realtà, tuttavia, il diritto alla dignità (di tutti) non è rispettato, nonostante per molte religioni sia automaticamente collegato alla vita, fin dalla nascita.

Madre dignità – il titolo del libro – deriva proprio dall’idea che “la dignità è una madre che dopo aver dato vita ai propri figli e averli nutriti, una volta che essi sono cresciuti e combattono per difendere l’umanità dalle continue aggressioni delle oligarchie e delle caste di potere, scende in campo per combattere con loro, come uno di loro.”

Ogni ferita inferta con arroganza e disprezzo alla dignità di una persona, lascia segni profondi e dolorosi. Passando in rassegna varie espressioni del pensiero filosofico e vari esempi di attenzione alla dignità dei bambini, a casa e a scuola, Moni Ovadia ribadisce che “l’accoglienza della persona e della sua dignità diventano una sola cosa” e che “l’amore senza il pieno riconoscimento della dignità di colui che si ama può divenire compiacimento narcisistico del proprio desiderio di amare, rischiando di tramutarsi in una forma di sopraffazione”.

Tali considerazioni fanno da sfondo alla testimonianza dell’ebraismo, che ribadisce il non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.

Secondo Moni Ovadia si tratta di una sintesi grandiosa, che è a fondamento della dignità, parola che in ebraico si traduce con l’espressione kavod atzmi, “onore verso se stessi”. Tale concetto si pone nell’orizzonte di un umanesimo radicale fondato sull’incontro fra etica e giustizia.

Inquadrato il tema, l’autore parla della dignità nel lavoro e della dignità insita nel rifiuto a farsi dominare dal diritto di proprietà, divenuto ormai un totem della società capitalistica; per arrivare infine a ragionare sull’idea di nazione e di patria, provando ad associarle al concetto di dignità.

Ciò facendo entra nel vivo della discussione relativa al riconoscimento dei diritti del popolo palestinese da parte di Israele.

Nel capitolo “Un tè col nemico” riflette sul sentimento nazionale come inquietante retroterra del nazionalismo e rievoca una zia, affascinante reazionaria, che parlava commossa della riconquistata dignità per gli ebrei con la nascita dello stato di Israele “dopo secoli di umiliazioni, vessazioni, cacciate, massacri culminati nella Grande Distruzione”.

Moni Ovadia, che siMONI sente cittadino del mondo, di cultura cosmopolita, riconosce la spontaneità del sentire della zia, ma mette in chiaro che, quando tali emozioni sono messe al servizio di una ideologia nefasta come il nazionalismo, il rischio è di negare chi non condivide tali sentimenti; la questione si fa grave soprattutto quando si arriva a disconoscere e negare la dignità dell’altro.

E in Israele “l’altro è il palestinese, espulso dalle sue terre, espropriato delle sue case, privato dei suoi ulivi, sradicato dalle sue topografie esistenziali, contingentato in ogni movimento e persino derubato dei suoi sentimenti […]”

Il lucido sguardo dell’autore analizza quindi il significato della parola dignità per Israele e osserva che, dopo la formazione dello Stato “la sovranità di Israele si estendeva su tutte le terre dei confini biblici. La dignità divenne orgoglio, l’orgoglio si incarnò nella potenza militare che divenne misticamente l’unica garanzia di futuro.”

Al contrario per i Palestinesi la guerra lampo dei sei giorni, con l’occupazione di Gerusalemme Est, della Cisgiordania e di Gaza,  dette avvio a una più dura e interminabile Nakba, che insiste tuttora nella sconcia latitanza dell’intera comunità internazionale.”

 

Chi è Moni Ovadia

Nato a Plovdiv in Bulgaria nel 1946 da una famiglia ebraico-sefardita, Moni Ovadia è considerato uno dei più prestigiosi e popolari uomini di cultura ed artisti della scena italiana. Il suo teatro musicale ispirato alla cultura yiddish, di cui ha dato una lettura contemporanea, è unico nel suo genere, in Italia e in Europa.
Ha iniziato la sua carriera artistica come musicista ed interprete di musica etnica e popolare di vari don-gallo-moni-ovadiaPaesi. Nel 1984 ha esordito nel teatro, via via proponendo se stesso come ideatore, regista, attore e capocomico di un “teatro musicale”, assolutamente peculiare, in cui le precedenti esperienze si innestano alla sua vena di straordinario intrattenitore, oratore e umorista.
Filo conduttore dei suoi spettacoli e della sua vasta produzione discografica e libraria è la tradizione composita e sfaccettata, il “vagabondaggio culturale e reale” proprio del popolo ebraico, moni-ovadia-emergencydi cui si sente figlio e rappresentante.
È noto anche per il suo costante impegno politico e civile a sostegno dei diritti e della pace.

Sopra: Ovadia con don Gallo

A fianco: nella campagna a sostegno di Emergency