Pace per Gerusalemme ONLUS | GIUDA, di Amos Oz*
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GIUDA, di Amos Oz*

05 Mag GIUDA, di Amos Oz*

 Feltrinelli 2014

A cura di Patricia Salomoni

La storia narrata da  Oz  si svolge tra la fine del 1959 e l’inizio del 1960 in una casa di Gerusalemme ancora divisa tra la parte israeliana e quella giordana: in mezzo la terra di nessuno circondata dal filo spinato dove la vita è frequentemente interrotta dagli spari dei cecchini che risuonano in lontananza da ambedue le parti.

Il protagonista Shemuel Asch è un giovane adulto che, dopo un dissesto economico della famiglia, lascia gli studi universitari e interrompe la sua tesi di dottorato su Gesù in una prospettiva ebraica. L’autore lo descrive timido, conversatore sensibile, socialista, asmatico, propenso all’entusiasmo, ma l’inverno di Gerusalemme gli riserva cocenti delusioni: il dissidio irreversibile con il Circolo per il Rinnovamento socialista e l’abbandono della fidanzata Yardena che sposa un altro.

Convinto di lcopertinaasciare Gerusalemme in cerca di solitudine, forse in uno degli insediamenti di recente formazione nel deserto del Negev, il destino gli riserva un’altra direzione dopo aver letto nella bacheca dell’università un avviso laconico che propone alloggio gratuito e modesto stipendio in cambio di 5 ore di compagnia ad un vecchio invalido e un totale riserbo.

La casa nella quale Shemuel vivrà 3 mesi intensi e decisivi è così descritta: “Su tutto dimorava il silenzio di una fredda sera d’inverno…..era un silenzio indifferente, arcaico, un silenzio che volgeva le spalle” p.28. Vi abitano il vecchio Gershom Wald,  ex  professore di storia biblica, e la nuora, vedova, Atalia, donna matura dotata di indubbio fascino, al quale  Shemuel non saprà sottrarsi, ma che non ha nulla da offrire “sempre in lutto, in lutto anche quando la notte si trova un uomo …..”.

I due personaggi vivono in una reclusone volontaria dal 2 aprile 1948, giorno in cui è morto Micah, marito di Atalia e figlio di Gershom, nella guerra che gli ebrei chiamano d’indipendenza. Shemuel all’inizio comunica con lei solo attraverso bigliettini lasciati sul tavolo di cucina, ma nel corso della storia la riservatezza di Atalia si stempera fino a renderlo partecipe della vicenda famigliare, attraverso parziali ma progressive rivelazioni.

Il nucleo del romanzo si sviluppa però tra le pareti della biblioteca nelle lunghe conversazioni tra Shemuel e Wald che si muove a fatica sulle stampelle nel breve tratto fra la scrivania e la chaise longue: emergono in forma dialettica le questioni irrisolte riguardo alla nascita dello stato d’Israele intrecciate alla ricerca ed alla sopravvivenza dell’identità ebraica; alle domande incalzanti di Shemuel non seguono risposte, ma formulazioni più complesse delle domande.

Alle ragioni della forza accettata da Wald come ineluttabile si contrappongono i ragionamenti di Shemuel: “Tutta la forza del mondo non basta per trasformare in amico chi ha sete di vendetta. Ed ecco proprio queste sono le questioni esistenziali dello stato di Israele: trasformare il nemico in sodale, il fanatico in moderato, il vendicatore in amico… La forza ha per intanto la capacità di impedire il nostro sterminio. A condizione di ricordare sempre che nel nostro caso la forza può solo impedire. Non definire, né risolvere. Solo impedire la disgrazia per un certo tempo” p.122-123.

L’esistenza quotidiana dei protagonisti del romanzo è dominata da una presenza assente: Yehoyachin Abrabanel, proprietario della casa e padre di Atalia, morto da alcuni anni, un ebreo di terza  generazione che si era opposto alla nascita dello Stato d’Israele e per questo era stato accusato di tradimento e costretto a dimettersi dal comitato esecutivo sionista e dalla direzione dell’Agenzia ebraica, ovvero il governo ebraico non ufficiale alla fine del mandato britannico. Costretto al silenzio, recluso in casa propria, era considerato un pericolo per il futuro tanto che il suo nome e le sue parole furono cancellate dagli Atti dell’Archivio sionista.

“Lo chiamavano traditore-racconta Wald– perché la remota possibilità che si era aperta negli anni trenta per l’aspirazione a fondare uno stato ebraico indipendente …aveva conquistato gli animi. Anche il mio.  Abrabanel dal canto suo non credeva in nessun stato. Neanche in uno stato binazionale. Neanche in uno stato comune ad arabi ed ebrei. Diceva: perché avete tanta fretta di fondare qui nel sangue e nel fuoco uno staterello lillipuziano, a prezzo di una guerra eterna… “p. 242.

Anche Wald sa di avere tradito: ora è totale il suo disincanto di fronte alla Storia e ai paladini della redenzione che si affacciano in ogni generazione “per salvarci senza che ci sia modo di salvarsi da loro”. Egli rifiuta l’elemento messianico presente nella formazione della Stato d’Israele, quel misticismo laico del Sionismo che aveva incantato pure lui al punto da indurre anche suo figlio, un matematico appassionato di logica, a considerare la guerra necessaria e a buttarsi dentro per non uscirne più. ”Sono stato io ad addestrarlo, non solo io, tutti noi ….”p. 194.

Atalia, come una moderna Antigone, non ha avuto nemmeno il conforto di ricomporre le spoglie del marito massacrato. Erede della maledizione che incombe sulla casa regala un po’ di conforto al suocero sopravvissuto, ma “Amare un uomo non è possibile. Avete il mondo fra le mani da millenni e l’avete trasformato in un orrore, in un macello…” p. 204.

Amos Oz in questo romanzo riabilita il concetto del tradimento: “Solo chi tradisce, chi esce fuori dalle convenzioni della comunità cui appartiene, è capace di cambiare se stesso e il mondo”- afferma in una recente intervista. Chi porta il nuovo, tradisce il vecchio. Traditori sono stati, secondo lui, Lincoln
, Ben Gurion per la destra e Rabin. Traditore è stato Gesù per gli ebrei e Giuda per i Cristiani.

Emblematica e speculare alla vicenda narrata è la storia di Giuda, incarnazione del tradimento e del legame fra giudaismo e tradimento. Dopo essere venuto a conoscenza dei segreti della casa e aver dormito nella stessa stanza appartenuta ad Abrabanel e riaperta dopo tanto tempo, Shemuel riprende con rinnovato slancio la sua tesi su Gesù orientando sempre più l’indagine su Giuda e la storiografia che lo riguarda.

Gesù non voleva tornare a Gerusalemme, temeva la morte e preferiva risalire verso la Galilea a curare i suoi poveri e gli ammalati. Fu Giuda a convincerlo e, ben lungi dal rinnegarlo, fu l’unico a credere nella natura divina del maestro. Nessuno aveva intenzione di crocifiggerlo: i sacerdoti ebrei e i notabili romani lo ritenevano pari ai molti predicatori e taumaturghi che animavano le strade della Palestina. Fu Giuda a gettare il sospetto che quell’uomo fosse un ribelle da giustiziare, certo che Gesù sarebbe disceso dalla croce per testimoniare al mondo la verità della fede.

Mio Dio, mio Dio perdfbv_520hché mi hai abbandonato?” Queste parole pronunciate prima di morire sulla croce decretarono la fine per tutti e due.

Chi era dunque il traditore? Solo Giuda ha causato la crocifissione e senza crocifissione il Cristianesimo non sarebbe mai esistito.

 

* Amos Oz è nato a Gerusalemme nel 1939, è scrittore israeliano di saggi, romanzi, libri per bambini; vive a Arad e insegna Letteratura all’Università Ben Gurion del Negev.