Pace per Gerusalemme ONLUS | ARABI DANZANTI, Sayed Kashua*
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ARABI DANZANTI, Sayed Kashua*

13 Apr ARABI DANZANTI, Sayed Kashua*

Kashua copertina arabi danzantiGuanda, 2003

a cura di  Micaela Bertoldi

Il libro mette a fuoco il dissidio interiore di chi, palestinese, vive in Israele e vuole essere “pari” ad un ebreo, ma non lo sarà mai, perché è appunto un palestinese israeliano. Cioè qualcuno che non è del tutto palestinese, né del tutto israeliano. Un “fuoricasta”, con le contraddizioni di una storia di famiglia ricca di figure di combattenti contro gli ebrei, di resistenti con la kefyya, di bombe, di giochi infantili nei campi profughi con armi di tutti i tipi e modelli (imitazioni in legno o plastica delle armi vere).

Su tutto domina l’espropriazione delle terre come dramma originario. Ma il clima è anche denso e pesante di cultura maschile, di matrimoni combinati, di durezza degli insegnanti a scuola, di dolore, di povertà e di fierezza.

Il protagonista, nato a metà degli anni settanta (come l’autore) frequenta la scuola con buoni risultati, pur vivendo psicologicamente a fatica il clima e le nevrosi del maestro che, a forza di bacchettate sulle mani, intende fare entrare in testa agli scolari il fatto che loro sono palestinesi: ovvero che si deve rivendicare la propria identità.

Nel caso del ragazzo, vincitore per meriti scolastici di un posto in un college prestigioso frequentato da ebrei, l’identità palestinese si confronta con quella ebraica, con cui alla fine il ragazzo vorrebbe del tutto confondersi, integrarsi.

Scoprendo però che, nonostante la pronuncia perfetta, le abitudini assunte, le frequentazioni sociali, non sarà mai considerato pari.  Non sarà né ebreo, né palestinese, bensì un palestinese cittadino di Israele.

Kashua Sayed_02-380x380L’ansia di assimilazione verrà frustrata ulteriormente. Si susseguiranno crisi depressive, andirivieni tra studi e abbandono degli stessi per svolgere umili lavori di puro sostentamento, insoddisfazione e senso di estraneità al suo stesso cerchio familiare.  Fino a ritrovarsi a fare un lavoro estraneo alle proprie origini e alle aspirazioni della giovinezza.

Intorno a lui anche il padre, ferreo assertore della resistenza palestinese, si ritroverà ad essere deluso dell’OLP, di Arafat e delle idealità originarie e si presterà a agire per semplice lucro in una società sempre più consumistica e nello stesso tempo riscoprirà i versetti del Corano e una religiosità sempre più stretta.

Al protagonista resterà il contatto con il solo compagno ebreo che si era fatto al college.  Altri amici del passato, con cui al tempo del liceo aveva legato, faranno una conversione verso l’islamismo, tanto più rigoroso quanto maggiore era stato in precedenza il distacco dalla religiosità. Lui continuerà ad essere diviso tra la voglia di passare per ebreo, rispondendo in ebraico a chi lo interpella, contando sulla capacità di mimetizzarsi perfettamente, e la voglia di rispondere in arabo: in una frattura insanabile della sua stessa personalità.

  • Sayed Kashua, scrittore e giornalista arabo israeliano, è nato in Israele, nel 1975, nel villaggio palestinese di Beit Tzafafa, a sud di Gerusalemme. Questo è il suo primo romanzo.  Ha studiato sociologia e filosofia alla Hebrew UniversitKashua copertiney e scrive in ebraico.
    È autore di romanzi di successo: oltre ad “Arabi danzanti” (2003), “E fu mattina” (2005). Del 2013 l’edizione italiana per Neri Pozza di “Due in uno”.
    Kashua scrive colonne satiriche sul quotidiano “Ha’aretz” e sul settimanale “Kol Ha’Ir”, dove dipinge con umorismo i problemi incontrati dagli arabi in Israele e la difficoltà di conciliare le due realtà.
  • Kashuaarab-labour-2La sua serie comica “Avoda Aravit”, scritta in arabo e trasmessa sul secondo canale della televisione israeliana, mette in scena una coppia di giovani arabi in cui il marito giornalista, desideroso di integrarsi nell’ambiente culturale ebraico dominante, si trova ad affrontare situazioni esilaranti che sottolineano il razzismo e l’intolleranza di entrambi i mondi.