Pace per Gerusalemme ONLUS | UOMINI SOTTO IL SOLE, di Ghassan Kanafani*, Sellerio
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UOMINI SOTTO IL SOLE, di Ghassan Kanafani*, Sellerio

12 Mar UOMINI SOTTO IL SOLE, di Ghassan Kanafani*, Sellerio

a cura di Patricia Salomoni

La storia e la cronaca rivelano che gli esodi e le migrazioni di massa dalla fame, dalla guerra e dalle tirannie sono per buona parte dell’umanità la ricerca di una felicità spesso vagheggiata più che realizzata e altrettanto spesso pagata a caro prezzo o con la morte. L’illusione di un felice esito dell’avventura intrapresa, alimentata dall’eco del successo dell’emigrato che talvolta ha incontrato fortuna, s’infrange in pochi inesorabili minuti, quando le avversità naturali o il cinismo crudele di chi dovrebbe fornire aiuto determinano la fine del sogno e della vita.

I protagonisti di “Uomini sotto il sole”, scritto nel 1963 e tradotto in molte lingue, sono tre clandestini che provengono dai villaggi della Palestina, ormai occupata dai nuovi padroni. Hanno un’età diversa ma sono accomunati dal bisogno e dalla speranza di migliorare le loro condizioni di vita: Abu Qais, il più anziano, padre di famiglia in fuga dalla miseria, Asad che stringe fra le mani lkanafani copertina-uomini sotto il solee chiavi del suo futuro, i cinquanta dinari donati dallo zio in cambio di una promessa di matrimonio con la cugina, e Marwàn il più giovane.

Lo scrittore, con uno stile prevalentemente cinematografico, sceglie il presente come primo piano del racconto con molti dialoghi e flashback sul passato che riaffiora continuamente e restituisce brandelli della vita dei protagonisti narrata in prima persona.

Il teatro che fa da sfondo è il deserto dello Shatt el-Arab, là dove s’incontrano il Tigri e l’Eufrate, luogo di transito per chi vuole varcare il confine con il ricco Kuwait. Lì i tre uomini si affidano ad un mediatore privo di scrupoli che li mette in contatto con mercanti d’uomini disposti a trasportare oltre confine  sui loro mezzi i clandestini palestinesi.

Il destino che li attende ha il nome di Canna, contrabbandiere e vittima egli stesso di una guerra che gli ha inferto una ferita che non guarisce: la perdita della virilità e una vita dimezzata con l’unico scopo di guadagnare denaro trasportando sul suo camion-cisterna, attraverso il deserto, chi insegue il miraggio del ricco paese arabo e può in tal modo risparmiare il poco denaro che possiede barattandolo con una minore sicurezza delle sorti del viaggio. Durante la strada il sole che divampa senza tregua con la sua luce accecante predispone alla rapida e drammatica conclusione, ma l’autore dilata il racconto in un tempo narrativo lungo sempre sospeso tra la vita e la morte, tra il percorso dei tre uomini sul cassone del camion e gli attimi trascorsi alle frontiere, nascosti nella cisterna rovente.

Se la prima fermata dura solo pochi minuti e gli uomini escono dal loro nascondiglio malconci ma vivi, alla frontiera tra Irak e Kuwait tre funzionari annoiati e forse non ignari dei traffici di Canna, lo trattengono con futili chiacchiere contro la sua volontà, nonostante le deboli proteste per non destare sospetti e l’ansia di arrivare in tempo per salvare le vite dei tre rinchiusi.

Quando finalmente potrà kanafani-grafsottrarsi all’ispezione dei doganieri  la sua corsa sarà inutile e all’apertura della cisterna scoprirà ormai solo tre corpi privi di vita che non potranno nemmeno ottenere una giusta sepoltura.

Perché non avete battuto sulle pareti della cisterna? Perché non avete chiamato? Perché? Perché? Perché?”

Il racconto si conclude con il grido senza risposta di Canna che traduce tutta l’impotenza e la disperazione di un popolo diseredato e vittima di soprusi. La vicenda assume un valore universale perché in essa si riconosce l’altra metà del mondo. Quella che continua a fuggire e a morire; ieri i boat people del Sud -Est asiatico o i Messicani che continuano ad entrare clandestinamente negli Stati Uniti, oggi Siriani, Nordafricani, donne e uomini ormai senza riparo in quei loro paesi che spesso si trovano subito dietro l’angolo dell’occidente.

La nota di Vincenzo Consolo e la postfazione di Isabella Camera d’Afflitto, nell’edizione italiana del 1991, contribuiscono a tracciare le linee interpretative del racconto proiettandolo nel contesto storico-politico della Palestina ma sottolineando l’abilità dello scrittore che ricostruisce la memoria attraverso dettagli di vita quotidiana con la stessa “leggerezza” di cui parla Calvino in Lezioni americane.

“In tutta l’opera di Kanafani la Palestina è dunque una presenza tangibile che si percepisce anche quando non compare direttamente”(I. Camera d’Afflitto, pag.111)

 

* Nota biograficaKANAFANI230

Ghassan Kanafani, giornalista e letterato,  nasce nel 1936 ad Acri in Palestina. Alla nascita dello Stato d’Israele nel 1948 si trasferisce prima in Libano con la famiglia, poi a Damasco dove pubblica i suoi primi racconti e svolge l’attività di insegnante presso l’Unrwa, ente per l’assistenza ai profughi palestinesi. Trasferitosi in Kuwait viene successivamente richiamato in Libano da Habash, il fondatore del FPLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina), per collaborare a delle riviste e, infine, per dirigere Al-Hadaf, organo ufficiale del movimento.

Il 7 luglio del 1972 è ucciso in un attentato.

Tra le sue opere si ricordano La madre di Sa’d (1985) e Ritorno a Haifa (1991). Uomini sotto il sole è stato anche tradotto per il grande schermo in un film di produzione egiziana.